QUELL'ANNO A BALANOTTI

 

da Paese d’ombre di Giuseppe Dessi

con Giovanni Carroni

musiche dal vivo Graziano Porqueddu

adattamento drammaturgico e regia Giovanni Carroni

 

 Protagonista di “Paese d’ombre” (1972 Premio Strega), romanzo di Giuseppe Dessì, è Angelo Uras di cui si ripercorre la vita, dall’infanzia alla vecchiaia. Diviso in 5 “parti”. Ambientato a Norbio (che è poi Villacidro, la città natale dell’autore), paesino posto sulle pendici del monte Limas, vicino Cagliari (Sardegna). Il romanzo offre una galleria di personaggi di grande rilievo. E riesce a coniugare alcuni temi importanti, come quello della rivolta sociale e dello sfruttamento tra ricchi e poveri, e il tema ecologico: temi fondamentali per comprendere la realtà sociale non solo della Sardegna, ma dell’Italia nel periodo post-1945.

Storia sociale e politica, e vicende personali e della fiction si intrecciano. Angelo Uras vive con la madre Sofia Curreli. E’ benvoluto dal possidente conte don Francesco Fulgheri, burbero e anticonformista. Come avvocato, aveva difeso Pantaleo Mummìa, pastore reo di aver reagito alla legge delle chiudende (1821) che aveva cancellato l’antico diritto delle terre comuni per il pascolo e il bosco, permettendo ai pochi di impadronirsi della terra fino ad allora libera per l’uso della pastorizia. Mummìa fu impiccato sulla piazza principale del pase 40 anni dopo i fatti, dal governo dell’Italia unita. 

Don Francesco muore ucciso per una vendetta, e lascia ad Angelo tutta la sua fortuna. Sofia rifiuta parte dell’eredità, evitando così di inimicarsi la ricca famiglia di don Fabrizio, e permettendo ad Angelo di crescere e studiare da “libero”. Le vicende personali – la morte per parto della giovanissima moglie Valentina, la morte di Sofia, il secondo matrimonio con donna Margherita, la sua elezione a sindaco del paese – si intrecciano con la vita del paese. Diventato adulto, Angelo riesce a fare del bene alla comunità: arricchisce il Comune con opere pubbliche invise ai “prinzipales”, riesce a difendere e aumentare il bosco che protegge il paesino dalle devastazioni geologiche e dallo sfruttamento dei continentali.

Angelo diventa tuttavia un possidente, incapace di capire fino in fondo la realtà drammatica: quando l’esercito spara sui minatori che attendono in sciopero la conclusione di un accordo con il padronato, aiuta il capo del sindacato a fuggire ma non riesce a trarne le conseguenze estreme che invece quello ne deriva, la scelta di una rivolta. Angelo tuttavia riesce a coronare il sogno della sua vita: ridare al Comune i terreni e le foreste toltegli dall’infame legge delle chiudende. Vecchio, è colto da un colpo apoplettico nel corso del carnevale, quando gli si rivela che l’ “ombra” della follia e dell’odio non è mai stata debellata dalla ragione e dal progresso dalla moderazione della ragione, ma è ancora presente e alla fine si mostra decisivo.