FARSI LUOGO 16 febbraio ore 20,30 Teatro Bocheteatro

Prosegue la rassegna di Bocheteatro NOTE A MARGINE 
MARCO MARTINELLI legge 
Farsi luogo, pubblicato dalla casa editrice di Mattia Visani, ha come sottotitolo “Varco al teatro in 101 movimenti”. «Varco come una breccia, una fessura che si apre, oggi che sembra tutto chiuso», dice Marco Martinelli. Non si riferisce solo al teatro: è il «pantano italiano di questi ultimi trent’anni» che affiora. Scrive infatti in Farsi luogo: «Non c’è mai stata una seconda, una terza, una quarta Repubblica: si vivacchia in una eterna Tangentopoli, nel Reame della Corruzione e della Truffa, nel Regno di Fandonia e Cerimonia». Come reagisce allora l’artista, cosa significa il “farsi luogo” nei “non luoghi”? «Dopo trent’anni di di teatro – risponde – “farsi luogo” significa non poter separare il creare spettacoli dal creare mondo, comunità, legami. Non mi è sufficiente l’opera, gli spettacoli devono essere la punta scintillante dell’iceberg, ma sotto ci deve essere il mondo che tu crei con la tua energia». Un’attività che non si deve limitare al cerchio degli spettatori, per diventare «una spirale che invade la città e mette le generazioni a contatto tra loro, attraverso i diversi linguaggi», continua Marco. «Così il teatro, non più un passatempo serale un po’ nobile, torna al suo vero luogo, nel cuore della città e delle sue contraddizioni. Il grande teatro da Aristofane e Shakespeare fino a Brecht è stato questo: teatro e società, teatro e polis. La dimostrazione che è ancora possibile che gli esseri umani si relazionino tra di loro là dove l’arte e la bellezza non sono separabili dalla sfera etica che non è una categoria astratta, ma semplicemente è il rispetto dell’altro essere umano».
Nel libretto, «sgorgato da solo, in 3-4 mesi tra una tournée e l’altra», si parla di conoscenza (di “sete”) e di necessità di dialogo e di ascolto. Del resto, all’origine del Teatro delle Albe c’è l’ “omaggio” agli asini «condannati ad ascoltare tutti i lamenti» con le loro grandi orecchie (Siamo asini o pedanti, del 1989). Ma oggi la cultura “normale” sostiene che la verità non esiste e che è inutile cercare, facciamo notare. «Non è vero, io parlo invece di retta opinione. Anche se non la vediamo, comunque c’è!», dice ridendo. Poi spiega: «È un desiderio di conoscenza e di amore allo stesso tempo. La sfera conoscitiva è indistinguibile da quella erotica, nel senso proprio affettivo: noi siamo carezze, siamo abbracci. Questa è la nostra sete e la nostra fame, non certo quella di cui parlano i pubblicitari».

Bocheteatro “I Custodi del Tempo” (dal romanzo "Passavamo sulla terra leggeri" di Sergio Atzeni)

Voce Narrante: Giovanni Carroni. Musiche in scena: Gianpaolo Selloni – pianoforte / Pierluigi Manca – contrabbasso / Emanuele Contis - sax soprano / Andrea Serra – batteria / Coro Prama 'e Seda

Composizioni originali musicali: Gianpaolo Selloni / Regia: Giovanni Carroni

Lo spettacolo è un adattamento teatrale in cui letteratura, recitazione, canto corale e musica strumentale si incontrano e si confrontano alla ricerca di un terreno comune. Uno spettacolo che combina, con esiti sorprendenti, il coro della tradizione popolare, la musica colta e il jazz alla voce narrante dell’attore, che racconta l’epico e affascinante romanzo di Sergio Atzeni “Passavamo sulla terra leggeri”.

 

Felice Montervino “Uno è Trino” Trittico sulle idiosincrasie / testi Tiziana Troja e Felice Montervino, regia Tiziana Troja e Michela Sale Musio. Una produzione LucidoSottile in collaborazione con BatisferaTeatro.

“Uno è Trino” è un viaggio in tre atti unici che ha come protagonisti tre uomini che nella loro quotidianità affrontano le loro idiosincrasie. Amedeo, Loris e Vito, individui apparentemente normali, si trovano a vivere e ad agire tra abitudini strangolanti e tic autocostruiti, visioni inquietanti e memorie sconvolgenti, fino a mostrarci la parte più comica delle loro disperate ossessioni.

 

 Teatro delle Albe “Farsi Luogo” di e con Marco Martinelli
Quando Marco Martinelli finisce di leggere l’ultima pagina di Farsi luogo (Cue Press), per alcuni minuti, la penombra dell’Angelo Mai sembra conservare il suono delle sue parole. In piedi, in mezzo agli spettatori dello spazio romano, l’artista dispiega un manifesto poetico che al tempo stesso è anche politico, una dichiarazione d’amore al teatro. Una pratica comunitaria. Un atto politico di cui c’è sempre più bisogno.

 

 Bocheteatro “Io Di Chi Sono?”” Scritto e interpretato da Monica Corimbi / Regia Giovanni Carroni

Allestimento video Laura Mascia 

Lo spettacolo nasce da un profondo interesse per l’Affido Familiare. Ne è nato così un racconto che si rifà sia alla mia esperienza personale, oltre che ai vari racconti, libri, documenti consultati che trattano questo tema così poco conosciuto. Dove possibile ho cercato di lasciare inalterata la suggestione poetica delle parole dei testi, delle testimonianze raccolte. Allo stesso tempo, ho dovuto scegliere, aggiungere, assemblare, tradire. Le varie storie si intrecciano per dare vita ad UNA storia che prende corpo soltanto attraverso la forza delle parole. Io Di Chi Sono? diventa una lunga confessione con la madre mancata, in cui l'attore/narratore assume in sé tutte le vicende e i volti di quei bambini “senza casa e senza genitori” per restituirci con tenerezza e leggerezza, ironia e cruda sincerità quelle piccole vite, che paiono infinite e senza tempo. Il bisogno e l’urgenza dunque di raccontare quell’esperienza, attraverso sogni, pensieri, immagini, attraverso frasi, appunti, brevi quadri intimi e personali. Un diario arricchito dai suggerimenti e dalla sensibilità di una carissima amica, Patrizia Secchi; alla quale va un grazie particolare per la disponibilità e per il prezioso contributo. Un grazie speciale a Laura Mascia.

 

Giuseppe Cederna “Da questa parte del mare” da Gianmaria Testa / regia di Giorgio Gallione

Produzioni Fuorivia / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale In collaborazione con Teatro dell’Archivolto

"Da Questa Parte del Mare" è il libro della vita di Gianmaria Testa, è arrivato in libreria, purtroppo postumo, il 19 aprile, per Giulio Einaudi Editori con prefazione di Erri De Luca. E’ il racconto dei pensieri, delle storie, delle situazioni che hanno contribuito a dar vita ad ognuna delle canzoni dell'album omonimo, ed è un po', anche, inevitabilmente, il racconto di Gianmaria stesso e delle sue radici. E’ il racconto dei grandi movimenti di popolo di questi anni, ma è anche il racconto delle radici e della loro importanza. Radici che non sono catene, ma sguardi lunghi.

 

 Bocheteatro “Colpevoli di Viaggio” di e con Monica Corimbi. Musiche in scena di Gianpaolo Selloni e Pierluigi Manca.

Buone cause arrivano in televisione munite di conto corrente, da casa si effettua il versamento e avanti il prossimo. La tendenza generale è evitare incontro tra chi dà e chi ha bisogno. La tendenza generale è la sterilizzazione dei rapporti. Uno schermo, un preservativo universale protegge dal contagio. Ma il dare e il ricevere non sono solo voci di partita doppia. Passare sul marciapiede dove una persona è ferma a chiedere, essere spesso alla prova di aiutare o no: c'è chi nega per principio, chi invece dà comunque qualcosa a chiunque senza soppesare lo stato di bisogno, e tra questi due bordi ci sono i molti di noialtri che rispondono bene o male secondo umore, fretta, disponibilità di spiccioli. La necessità bussa dai suoi luoghi e chiede incontro lì, sul marciapiede, nelle corsie d'ospedale, nelle celle stivate di senza famiglia e senza terra, sulle spiagge degli sbarchi. Lì chiede incontro e lì è difficile stare. Difficile è il contagio con la disuguaglianza, la perdita di libertà, la mancanza di fraternità. Dare è difficile perché implica contatto da persona a persona. Il meccanismo di rastrellamento fondi per buone cause via televisione sopprime il rischioso beneficio dell'incontro e dell'esperienza. Senza del quale il dare è come il voto: una delega ad altri per agire in conto terzi. Dare si riduce a una voce di spesa, a una stretta di mano con un guanto. Dare senza guardare in faccia a chi: è una delle tante dimissioni dai rapporti umani.


PROGETTO "TEATRO ABITATO"

Di cosa si tratta

TEATRO ABITATO è un progetto che nasce per ABITARE il teatro con l'intento di proporre ogni giorno varie attività: spettacoli, laboratori, mostre, allestimenti artistici, presentazione di libri. Per fare questo abbiamo pensato di creare spazi flessibili dove ospitare Laboratori, un Bookshop e un Caffè 

Di cosa si tratta

TEATRO ABITATO è un progetto che nasce per ABITARE il teatro con l'intento di proporre ogni giorno varie attività: spettacoli, laboratori, mostre, allestimenti artistici, presentazione di libri. Per fare questo abbiamo pensato di creare spazi flessibili dove ospitare Laboratori, un Bookshop e un Caffè.

 

Il Bookshop è la libreria teatrale specializzata di Bocheteatro, che sarà aperta anche durante gli spettacoli, mette a disposizione tanti saggi e testi teatrali

Il Caffè TeatroAbitato è un punto ristoro dotato di un ampio spazio nel foyer del Teatro. Sarà aperto durante tutte le attività del Teatro e proporrà aperitivi a tema, degustazioni guidate, buffet, cocktail e merende per bambini a Km zero.

 

Con la campagna TEATRO ABITATO, l'Associazione Bocheteatro intende raccogliere una parte dei fondi necessari per l'acquisto di arredi, per l'avvio dei laboratori artistici per bambini e ragazzi, nella struttura sita in via Trieste 48, che dall'ottobre 2017 è stata affidata alla nostra gestione.

Per far vivere il Teatro,, c'è bisogno anche del tuo aiuto!

 

Con TEATRO ABITATO si vuole coinvolgere l'intera comunità in questo grande progetto dove ognuno, anche con una piccola donazione, può contribuire concretamente allle attività ed in particolare all'acquisto di alcuni arredi per la realizzazione di progetti con i giovani ed i giovanissimi e consentire la pianificazione di una programmazione culturale continuativa e sempre più al passo coi tempi e i bisogni della gente. Il materiale sarà concretamente acquistato una volta raggiunta la quota di 5.000/ 15.000 Euro.

Come verranno utilizzati i fondi

Per realizzare il progetto e avviare le attività abbiamo bisogno del vostro sostegno economico.

 

Come verranno utilizzati i fondi:

acquisto di un telo di proiezione

acquisto n. 10 tavoli per laboratori d'arte

acquisto n. 20 cavalletti pittore per allestimento di mostre e installazioni

acquisto n. 100 sedie pieghevoli o impilabili per attività da proporre nel foyer del teatro

acquisto di un sistema modulare di scaffalattura per allestimento della biblioteca tematica sul teatro, deposito materiale per laboratori e book shop

 

 



 

 

Bocheteatro propone numerose serate di degustazione e spettacolo  nel nuovo spazio Teatro S. Giuseppe, ubicato in Via Trieste n°48, al centro della città di Nuoro.

 

Bocheteatro nasce nel Marzo del 1988 con una precisa finalità: la creazione a Nuoro di un centro teatrale  per la ricerca e la sperimentazione, come centro di raccolta ed organizzazione di diverse attività nel settore, da quelle di studio e ricerca teorica a quelle strettamente produttive di spettacoli, da quelle di formazione professionale e di incontro degli operatori, a quelle di proposta al pubblico di spettacoli e interventi diffusi nel territorio. 

Di tale progetto Bocheteatro si è fatto promotore partendo dalle considerazioni scaturite dall'analisi della realtà socioculturale del territorio dove la tradizione del teatro come mezzo di espressione era pressoché inesistente. 

 Si tratta di una struttura flessibile, che non tende in nessun modo alla ormai vecchia forma del teatro stabile, bensì un centro di raccolta e smistamento di tutte quelle attività rivolte soprattutto allo studio per la realizzazione di progetti operativi in tutti i settori di competenza: ricerca, produzione, formazione, proposta; progetti comunque finalizzati al radicamento sul territorio dal quale le iniziative scaturiscono.