20 aprile ore 18:30
Bocheteatro Via Trieste 48 - Nuoro
GIACOMO CASTI e FRANCESCO MEDDA ARROGALLA

A cosa stai pensando? 
101 status anti-status quo (2011-2017) 

Amo facebook, odio facebook. Lo amo perché crea relazioni, accelera scambi, potenzia opinioni, può veicolare messaggi importanti. Lo odio perché crea dipendenza, alimenta illusioni, amplifica so- litudini (e non è un paradosso), produce redditi nostro malgrado. “Per facebook la merce sei tu”, titola un bell’articolo di John Lanchester sulla London Review of Books, rilanciato qualche tempo fa anche da Internazionale. È così: dietro l’apparenza “social” e la sua vocazione “free”, si nasconde la più grande azienda di sorveglianza della storia dell’umanità. E noi siamo la sua merce; venduta, comprata e contesa dai suoi inserzionisti pubblicitari, mentre le nostre abitudini, passioni, interessi e acquisti vengono monitorati e schedati con precisione assoluta. Che fare? Probabilmente niente. 
Questo è il nostro tempo, questi sono i nostri modi e strumenti di comunicazione, decidere per il non utilizzo di un mezzo come facebook (scelta ovviamente legittima e per certi versi saggia) non risolve comunque la questione in sé, e leva invece delle opzioni utili (e in alcuni casi, ormai ne- cessarie) a chi decide per la drastica scelta (che suona un po’ come rifiutarsi di avere un cellulare, o preferire la macchina da scrivere al computer. Quanta invidia per chi ci riesce, sul serio). 
Questa premessa è utile per spiegare il titolo di questa raccolta, “A cosa stai pensando?”, a quei due o tre che ancora non l’hanno capito; è infatti la domanda che ci si sente rivolgere sul proprio profilo fb non appena vi si accede. È la domanda a cui anch’io, come tantissimi, ho implicitamente risposto negli ultimi anni (sette, esattamente, cioè da quando ho un account fb). Potrei dire che questi 101 status (così si chiamano gli interventi degli utenti “postati” sul proprio profilo) sono un possibile distillato di questo arco di tempo. Scrivendo, e tenendo acceso il mio bisogno di scrittura e di condivisione, questo social network e, ancora di più, molti dei miei contatti e amici presenti sul medesimo, possono sentirsi co-autori di questi: aforismi, messaggi, constatazioni, provocazioni, suggerimenti, liste, prontuari, prose sotto forma di poesia, liriche sotto forma di narrazioni, citazioni, omaggi, racconti brevi e brevissimi, bozzetti, ritratti e – last but non least - qualche ovvietà di troppo e, però e a contrasto di queste ultime, la volontà di utilizzare il mezzo a fin di bene; che per me significa cercare di cambiare il mondo, per quell’inezia che sarò in grado di fare nel mio tempo vivente. Questo spiega il sottotitolo “status anti-status quo”, più ironico che veritiero, purtroppo, visto che lo status quo, il mondo che viviamo, è capace di mangiare ben altri antagonismi e antagonisti, rispetto a chi scrive. Eppure qui troverete – potrete trovare – opinioni dissenzienti, impopolari, discutibili, su molti argomenti che sono - alcune delle - mie piccole ossessioni quotidiane: per esempio la Sardegna, per esempio le controculture, e la memoria, l’autoironia come strumento di sopravvivenza, la politica, il futuro, i social network come facebook. Sì, perché, anche lasciando stare McLuhan, credo sia davvero così: il medium non solo diventa il messaggio, ma ci costringe a pensare in continuazione a sé, a pensare su di lui, a pensare – a volte – come lui. Nel mio piccolissimo, cerco di dargli filo da torcere, senza prendermi troppo sul serio. Dunque, la caratteristica che accomuna questi momenti di scrittura è che sono stati tutti postati su facebook, a volte apprezzati a volte meno, che sono stati condivisi (idem), che sono stati discussi, criticati, osteggiati, presi per culo. Io ho aggiunto solo un titolo a ognuno di loro (quasi mai l’avevano), e in qualche caso precisato l’intenzione di scrittura. Tutto qui. Un’ultima cosa; perché 101? Beh, perché non sono troppi e non sono pochi, per via dell’arcinoto libro sulle storie zen, per via di George Orwell, perché il numero implica qualche magia algoritmica che sembra estendere all’infinito la possibilità di questi spunti... Perché, soprattutto, mi da l’idea che la cosa non finisca qui. E un po’ lo spero. Buona lettura, e spegnete computer e smartphone, ogni tanto.

Giacomo Casti è nato e vive in Sardegna. Laureato in Lettere con indirizzo antropologico, si occupa di letteratura, teatro (regista e autore), cinema (attore) e musica (con il progetto Dub Versus). Da anni tiene laboratori di scrittura per ragazzi e adulti. È stato membro del direttivo della Fondazione Giuseppe Dessì; è socio fondatore dell’Associazione Chourmo, che da quindici anni organizza a Cagliari il Marina Cafè Noir- Festival di letterature applicate, fa parte della compagnia Antas Teatro di San Sperate. Da molti anni si occupa della realizzazione di spettacoli e reading musicali su testi propri e di vari autori. 

Francesco Medda “Arrogalla” è un compositore elettronico e live performer nato a Quartu Sant’Elena nel 1981. Dal 2003 porta avanti Arrogalla, progetto dub che trae ispirazione dalle tradizioni della Sardegna e dai suoi ambienti e paesaggi. Il suo ultimo disco "Is - S'ardmusic Revisited Vol. 1", pubblicato da S'ardmusic e distribuito da Egea, attinge dalla produzione world music dell'etichetta (Elena Ledda, Mauro Palmas, Andrea Parodi, Mario Brai, Elva Lutza, Cuncordu ‘e su Rosariu di Santu Lussurgiu, Gavino Murgia). Oltre al dub prosegue parallelamente un percorso di ricerca sonora, legato ai paesaggi sonori e alla musica contemporanea. È il fondatore della associazione label Mime e il co-fondatore dei progetti Malasorti, Baska e Bentesoi. Ha suonato in tutta Europa ed ha pubblicato materiali sonori per etichette nazionali e internazionali. Collabora con l'attore e regista Giacomo Casti con il quale ha prodotto numerosi reading concerto tra il progetto discografico "Dub Versus" in collaborazione con il compositore Marcellino Garau pubblicato da Altrove/Zahr. Ha suonato con la Galata Electroacoustic Orchestra, orchestra mediterranea elettroacustica, con la quale ha partecipato alla Biennale di Venezia; e con #KOI performance di danza contemporanea site specific della regista e performer Chiara Murru (Spazio-T). Collabora con l'associazione Cherimus e partecipato al programma europeo "Tandem" con il progetto So_Close tra Sardegna e Tunisia. Fa parte della Compagnia Teatrale Antas. Collabora più in generale con il mondo del teatro, della fotografia e dell’arte contemporanea.


PROGETTO "TEATRO ABITATO"

Di cosa si tratta

TEATRO ABITATO è un progetto che nasce per ABITARE il teatro con l'intento di proporre ogni giorno varie attività: spettacoli, laboratori, mostre, allestimenti artistici, presentazione di libri. Per fare questo abbiamo pensato di creare spazi flessibili dove ospitare Laboratori, un Bookshop e un Caffè 

Di cosa si tratta

TEATRO ABITATO è un progetto che nasce per ABITARE il teatro con l'intento di proporre ogni giorno varie attività: spettacoli, laboratori, mostre, allestimenti artistici, presentazione di libri. Per fare questo abbiamo pensato di creare spazi flessibili dove ospitare Laboratori, un Bookshop e un Caffè.

 

Il Bookshop è la libreria teatrale specializzata di Bocheteatro, che sarà aperta anche durante gli spettacoli, mette a disposizione tanti saggi e testi teatrali

Il Caffè TeatroAbitato è un punto ristoro dotato di un ampio spazio nel foyer del Teatro. Sarà aperto durante tutte le attività del Teatro e proporrà aperitivi a tema, degustazioni guidate, buffet, cocktail e merende per bambini a Km zero.

 

Con la campagna TEATRO ABITATO, l'Associazione Bocheteatro intende raccogliere una parte dei fondi necessari per l'acquisto di arredi, per l'avvio dei laboratori artistici per bambini e ragazzi, nella struttura sita in via Trieste 48, che dall'ottobre 2017 è stata affidata alla nostra gestione.

Per far vivere il Teatro,, c'è bisogno anche del tuo aiuto!

 

Con TEATRO ABITATO si vuole coinvolgere l'intera comunità in questo grande progetto dove ognuno, anche con una piccola donazione, può contribuire concretamente allle attività ed in particolare all'acquisto di alcuni arredi per la realizzazione di progetti con i giovani ed i giovanissimi e consentire la pianificazione di una programmazione culturale continuativa e sempre più al passo coi tempi e i bisogni della gente. Il materiale sarà concretamente acquistato una volta raggiunta la quota di 5.000/ 15.000 Euro.

Come verranno utilizzati i fondi

Per realizzare il progetto e avviare le attività abbiamo bisogno del vostro sostegno economico.

 

Come verranno utilizzati i fondi:

acquisto di un telo di proiezione per il cinema

Un video proiettore digitale professionale 

acquisto n. 10 tavoli per laboratori d'arte

acquisto n. 20 cavalletti pittore per allestimento di mostre e installazioni

acquisto n. 100 sedie pieghevoli o impilabili per attività da proporre nel foyer del teatro

acquisto di un sistema modulare di scaffalattura per allestimento della biblioteca tematica sul teatro, deposito materiale per laboratori e book shop

 

 



 

 

Bocheteatro propone numerose serate di degustazione e spettacolo  nel nuovo spazio Teatro S. Giuseppe, ubicato in Via Trieste n°48, al centro della città di Nuoro.

 

Bocheteatro nasce nel Marzo del 1988 con una precisa finalità: la creazione a Nuoro di un centro teatrale  per la ricerca e la sperimentazione, come centro di raccolta ed organizzazione di diverse attività nel settore, da quelle di studio e ricerca teorica a quelle strettamente produttive di spettacoli, da quelle di formazione professionale e di incontro degli operatori, a quelle di proposta al pubblico di spettacoli e interventi diffusi nel territorio. 

Di tale progetto Bocheteatro si è fatto promotore partendo dalle considerazioni scaturite dall'analisi della realtà socioculturale del territorio dove la tradizione del teatro come mezzo di espressione era pressoché inesistente. 

 Si tratta di una struttura flessibile, che non tende in nessun modo alla ormai vecchia forma del teatro stabile, bensì un centro di raccolta e smistamento di tutte quelle attività rivolte soprattutto allo studio per la realizzazione di progetti operativi in tutti i settori di competenza: ricerca, produzione, formazione, proposta; progetti comunque finalizzati al radicamento sul territorio dal quale le iniziative scaturiscono. 

 

 


Bocheteatro “Colpevoli di Viaggio” di e con Monica Corimbi. Musiche in scena di Gianpaolo Selloni e Pierluigi Manca. Video Laura Mascia

Buone cause arrivano in televisione munite di conto corrente, da casa si effettua il versamento e avanti il prossimo. La tendenza generale è evitare incontro tra chi dà e chi ha bisogno. La tendenza generale è la sterilizzazione dei rapporti. Uno schermo, un preservativo universale protegge dal contagio. Ma il dare e il ricevere non sono solo voci di partita doppia. Passare sul marciapiede dove una persona è ferma a chiedere, essere spesso alla prova di aiutare o no: c'è chi nega per principio, chi invece dà comunque qualcosa a chiunque senza soppesare lo stato di bisogno, e tra questi due bordi ci sono i molti di noialtri che rispondono bene o male secondo umore, fretta, disponibilità di spiccioli. La necessità bussa dai suoi luoghi e chiede incontro lì, sul marciapiede, nelle corsie d'ospedale, nelle celle stivate di senza famiglia e senza terra, sulle spiagge degli sbarchi. Lì chiede incontro e lì è difficile stare. Difficile è il contagio con la disuguaglianza, la perdita di libertà, la mancanza di fraternità. Dare è difficile perché implica contatto da persona a persona. Il meccanismo di rastrellamento fondi per buone cause via televisione sopprime il rischioso beneficio dell'incontro e dell'esperienza. Senza del quale il dare è come il voto: una delega ad altri per agire in conto terzi. Dare si riduce a una voce di spesa, a una stretta di mano con un guanto. Dare senza guardare in faccia a chi: è una delle tante dimissioni dai rapporti umani.

Bocheteatro “Colpevoli di Viaggio” di e con Monica Corimbi. Musiche in scena di Gianpaolo Selloni e Pierluigi Manca.

Buone cause arrivano in televisione munite di conto corrente, da casa si effettua il versamento e avanti il prossimo. La tendenza generale è evitare incontro tra chi dà e chi ha bisogno. La tendenza generale è la sterilizzazione dei rapporti. Uno schermo, un preservativo universale protegge dal contagio. Ma il dare e il ricevere non sono solo voci di partita doppia. Passare sul marciapiede dove una persona è ferma a chiedere, essere spesso alla prova di aiutare o no: c'è chi nega per principio, chi invece dà comunque qualcosa a chiunque senza soppesare lo stato di bisogno, e tra questi due bordi ci sono i molti di noialtri che rispondono bene o male secondo umore, fretta, disponibilità di spiccioli. La necessità bussa dai suoi luoghi e chiede incontro lì, sul marciapiede, nelle corsie d'ospedale, nelle celle stivate di senza famiglia e senza terra, sulle spiagge degli sbarchi. Lì chiede incontro e lì è difficile stare. Difficile è il contagio con la disuguaglianza, la perdita di libertà, la mancanza di fraternità. Dare è difficile perché implica contatto da persona a persona. Il meccanismo di rastrellamento fondi per buone cause via televisione sopprime il rischioso beneficio dell'incontro e dell'esperienza. Senza del quale il dare è come il voto: una delega ad altri per agire in conto terzi. Dare si riduce a una voce di spesa, a una stretta di mano con un guanto. Dare senza guardare in faccia a chi: è una delle tante dimissioni dai rapporti umani.