CRISTOLU  

adattamento teatrale di Giovanni Carroni, Alessandro Lay e Pierpaolo Piludu

con Giovanni Carroni e Pierpaolo Piludu

piano luci di Gianni Schirru

regia di Alessandro Lay

una produzione Bocheteatro - Cada Die Teatro Si tratta di un progetto sull'opera narrativa dello scrittore di Orani Salvatore Niffoi che sancisce la collaborazione tra le due compagnie teatrali della Sardegna.

Il libro di Niffoi racconta della mala giustizia che da sempre i sardi hanno subito nei secoli. Storia dei potenti contro i deboli e gli indifesi. Storia di prevaricazione, di soprusi, angherie e ingiustizia. Il giovane Cristolu, destinato a vestire i panni del frate e a passare la vita in un convento, non regge allo stupro e all'uccisione della sorella Pauledda per mano del figlio di don Becculu Sioppo, l'uomo più potente del paese. L'offesa è grave e gratuita, e la giustizia dei tribunali e dei carabinieri non è applicata; scatta così il codice barbaricino: ad offesa si risponde con offesa; così il frate abbandona il saio e diventa "bandito". Una riflessione quella di Niffoi, che riprende il tema biblico dell'agnello che diventa lupo, del docile, che stanco dei soprusi, si ribella, della legge non uguale per tutti. Una vicenda che parla di giustizia, di fede, di antica cultura.

PERCAS

di e con Giovanni Carroni

e con Monica Corimbi, Giuseppe Porcu, 

Monica Farina, G. Pasquale Mercuriu, Paolo Mercuriu, Mirko Piu, Francesco Canu

Non c'è niente di più sofferto e difficile per un nuorese che parlare di Nuoro. E' mettere il dito nella piaga, affondare il coltello nella carne viva. E' masochismo. Nuoro è il luogo del tutto e del nulla, è il mondo e l'antro chiuso della caverna, strade infinite nell'universo, binario morto al centro del villaggio. E' la fissità secolare di un ritmo binario che non porta da nessuna parte. Il ritmo ossessivo  del Mammuthone (maschera della tradizione barbaricina) che incorna lo spazio e il tempo davanti a se, senza possibilità di scampo; è la fissità dei nuraghes, intatti nella loro millenaria inquietante maestosità; è il silenzio pieno delle sue campagne, pullulate da pecore, capre e uomini invisibili, tra querce, sughere, lentischi; è l'afrodisiaca festa dei profumi de su beranu (primavera) e del vino che inebria la mente, che innamora e uccide; è il canto triste dei tenores, capri cantanti/danzanti, guerrieri/ pastori, re schiavi della propria terra.

Nuoro, culla prigione delle sue creature, che all'improvviso esplode nel miracolo del figlio che illumina il mondo delle sue meraviglie, e viaggia nel mondo delle umane genti con la sua corona d'alloro. E' allora che l'Ulisse di ritorno in patria non può non fare a meno del suo Giudizio, quello che Salvatore Satta chiamava «il mistero del processo».

Questa terra , che ha visto invasori fenici, bizantini, romani,saraceni,spagnoli, pisani, genovesi e per finire italiani. Questo popolo, che per il 90% ha origini pastorali, fatica ancora oggi a trovare una sua autonomia. L'autonomia di un a regione che da troppi secoli è vittima di dominatori esterni e di politici interni senza scrupoli, della "mala giustizia". Un popolo che fatica a trovare unità, coesione. Dicevano gli spagnoli dei sardi: "Pocos, locos e male unidos".

Lo spettacolo dunque è anche una riflessione/provocazione alla situazione economico/politica di adesso. Racconta le contraddizioni di una tradizione millenaria straordinaria che si scontra con la volgarità attuale di molti Vip miliardari, italiani e stranieri, e le numerose donne/veline, che frequentano la Costa Smeralda, accompagnati e sostenuti da politici corrotti e potenti, affaristi sardi e italiani, che stanno portando l'Isola a un "naufragio" economio- sociale oltre che culturale.

Creature che si aggirano nell'Isola isolante della mia Sardegna, della mia Nuoro. Aria lucida frizzante e melma scura. Movimento violento e spasmodico. Cupa luce alcolica, voce senza corpo, spazio senza tempo. testimone vittima carnefice. Immobilità urlo afasia. Nuoro, sensazione panica della solitudine, senso sofferto del mondo circostante ,infinitamente grande, infinitamente piccolo. Mammuthone che incespica , cade , si rialza, goffamente danza, poi piano trova il ritmo, la strada, il cammino, con dolore si sveste , ritrova il suo corpo il suo volto il suo sangue, il suo canto.